mercoledì 14 ottobre 2009

Progressisti

Ah, questa mattina Mattia ed io abbiamo lavorato. Ha voluto andar su al Santuario a controllare la sua diga. In realtà non è una diga, ma solo una deviazione di un torrentello che scende dalla vasca dell'acquedotto per il "troppo pieno", uno spreco enorme di acqua, la stessa fatta pagare adesso da Uniacque fior di euro. Mattia però non lo sa. Arriviamo nel bosco a controllare il "canale Mattia". Mattia adesso vorrebbe cambiargli nome in "canale ramo", non si sa per quale motivo. Arriviamo nel bosco e troviamo il nostro canale asciutto, qualcuno ha fatto riprendere al ruscello l'antico percorso. Allora ci siamo arrabbiati e abbiamo fatto un canale vero e proprio, deviando il tutto, rimuovendo sassi grossi ("certo che tu sei forte, papà") e adesso il percorso è quasi naturale. Non c'è nulla di naturale, sia chiaro, ma questo ci sembra migliore e Mattia, orgoglioso, vuol mettere un cartello, anzi due, uno con scritto "Canale Mattia", l'altro con scritto "Canale papà". Poi mi ha chiesto cos'è una diga, visto che avevo cambiato nome all'opera... pubblica, iniziata appunto con "facciamo una diga" e finita con "abbiamo fatto un canale". La diga ferma il fiume e fa un laghetto, ma il fiume poi prosegue, quando il laghetto è riempito. Così a spanne, ci siamo proposti, "magari domani", di fare una vera diga poco sopra il nostro canale. Poi abbiamo stabilito che era tardi, "è ora di cena?", no, di pranzo, "ah". "A che ora viene la mamma?". Nel pomeriggio. "Mi dici l'ora precisa?". Verso le cinque. Naturalmente, adesso che sono le 5, sua madre è ancora qui in redazione. Siamo tornati in paese, Mattia al momento dell'addio si è seduto sull'ultimo gradino, prima di entrare. Voleva un ultimo abbraccio. L'ho preso in braccio, dai Mattia, racconta alla nonna che abbiamo fatto il "canale Mattia". Si è lasciato convincere, ma non fino in fondo. O ci mettiamo un cartello o ci sarà sempre qualcuno che distrugge la nostra opera preferendo lo status quo. Conservatori, naturalmente. Mattia ed io siamo progressisti.

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