martedì 22 giugno 2010
testone
Da qualche giorno non scrivo, ma non perché Mattia non abbia detto o fatto niente. E' una furia, nessuno capisce dove trova tutte le energie che ha. Lui dice una parola strana che non ho ancora decifrato, sportimoceto o cose del genere e divide il cibo in base a una sua classificazione personale sulle energie che darebbero. Credo sia qualche cartone che vede. A mezzogiorno, come suo padre, divora il cibo, la sera meno. E mi aspetta. Ieri sera aveva detto a sua madre che mi voleva bene, lei, quando sono arrivato, gli ha detto di ripetermelo, ma lui nemmeno per sogno, si è impuntato. Si impunta spesso, è un testone, se non un testardo (c'è differenza). Adesso mi sta aspettando, stiamo chiudendo questo numero, avevo cinque minuti di respiro e ho scritto quello che veniva. Domani o dopodomani avrò più tempo.
martedì 15 giugno 2010
sderenato
Oggi lunga conversazione con Mattia, che ha chiesto la rava e la fava sul mondo. Proprio sul mondo. "Quando non c'era nessuno, com'era il mondo?". E qui sfoggio di logica: se non c'era nessuno come si fa a saperlo? Si può immaginarlo, ma se nessuno c'era nessuno lo può dire con sicurezza. "Ma dai, qualcuno lo avrà scritto, no?". Ma se non c'era, come faceva a scriverlo? "Ah, già" e quella risata di quando capisce che il discorso non sta in piedi. "Ma quando non c'era, com'era?". Possiamo immaginarlo. Non c'era niente. ma poi, quando è nato il mondo, non c'eravamo noi. C'erano grandi animali, ti ricordi il dinosauro di gomma che hai, c'erano i disosauri che erano grandissimi, un piede occupava metà di questo prato e scappavano tutti. "Perché scappavano?". Per non essere schiacciati.
Poi mi ha chiesto di raccontargli quando ho conosciuto sua madre e quando lui era nella pancia. Sta attentissimo e sembra commuoversi quando gli dico che gli parlavo quando era nella pancia e gli ho detto, Mattia, adesso puoi uscire e la sera stessa siamo andati in ospedale. "Perché in ospedale?". Perché lì eravamo sicuri che nascevi bene e che la mamma non si faceva troppo male. E quando sei nato ti ho portato a lavarti perché eri sporco, come sei anche adesso. Lui ride forte, gli piace quando gli dico che l'ho lavato. "E com'ero da piccolo?". Come adesso, solo più piccolo. Poi non so perché abbiamo parlato di telefoni ed è saltato fuori che una volta non c'erano i telefonini, solo il fisso (gli ho risparmiato tutti i passaggi, di quando si andava al centralino del paese a prenotare, altro che telefonino). Ma non gli sembrava una grande scoperta. Poi lo studio: per fare qualsiasi cosa bisogna imparare. "Io non vado all'asilo e neanche a scuola". Gli ho fatto esempi... poi mi è venuto in mente che in fondo io a scuola mi sono sempre divertito, per la compagnia, ma anche per le cose che imparavo (più quelle da solo che quelle insegnate). E gliel'ho detto. E vai con il racconto della scuola. Poi basta perché due ore di conversazione mi hanno sderenato.
Poi mi ha chiesto di raccontargli quando ho conosciuto sua madre e quando lui era nella pancia. Sta attentissimo e sembra commuoversi quando gli dico che gli parlavo quando era nella pancia e gli ho detto, Mattia, adesso puoi uscire e la sera stessa siamo andati in ospedale. "Perché in ospedale?". Perché lì eravamo sicuri che nascevi bene e che la mamma non si faceva troppo male. E quando sei nato ti ho portato a lavarti perché eri sporco, come sei anche adesso. Lui ride forte, gli piace quando gli dico che l'ho lavato. "E com'ero da piccolo?". Come adesso, solo più piccolo. Poi non so perché abbiamo parlato di telefoni ed è saltato fuori che una volta non c'erano i telefonini, solo il fisso (gli ho risparmiato tutti i passaggi, di quando si andava al centralino del paese a prenotare, altro che telefonino). Ma non gli sembrava una grande scoperta. Poi lo studio: per fare qualsiasi cosa bisogna imparare. "Io non vado all'asilo e neanche a scuola". Gli ho fatto esempi... poi mi è venuto in mente che in fondo io a scuola mi sono sempre divertito, per la compagnia, ma anche per le cose che imparavo (più quelle da solo che quelle insegnate). E gliel'ho detto. E vai con il racconto della scuola. Poi basta perché due ore di conversazione mi hanno sderenato.
lunedì 14 giugno 2010
moto e asilo
Mattia se la gode. Ieri ha mangiato come non immaginavo mai potesse fare un bambino di 4 anni e qualche mese (lui però ormai dice che ha sei anni, per via di un malinteso, mette magliette da sei anni e lui ha memorizzato). Poi stava per vomitare e ha sentenziato: "Non avevo ancora provato la malattia del vomito". Non ha vomitato, è riuscito a digerire e allora, con tutta l'energia in corpo, ha voluto scatenarsi a giocare a pallone al santuario, dove c'era un raduno di motociclisti che suonavano e cantavano. Lui saluta tutti i motociclisti che incontra. Ha voluto mettersi il casco della Ducati (anche quello da sei anni: "ma mi andava bene anche quando ero piccolo"). E i motociclisti salutano lui. Poi per ripicca dice che gli piacciono le moto di... plastica. Una distinzione sostanziale, una filosofia di vita che Tea cerca di inculcargli, tra la moto da velocità (pericolosa e comunque non vedi nulla, potresti correre su qualsiasi strada con lo sfondo di qualsiasi panorama) e una moto da diporto, quelle da costa a costa (americana), comode e luccicanti, insomma le harley. Anche a lui piacciono ma finge di preferire quelle di plastica.
In chiesa siamo entrati praticamente per fare... l'elemosina, che è uno dei pochi momenti di movimento della Messa (assieme allo stringersi la mano per la pace). Poi siamo usciti.
Oggi siamo tornati all'asilo per saldare il conto dell'anno (lo ha frequentato dieci giorni) e iscriverlo al prossimo. Non voleva entrare, poi mi ha accompagnato. Ha seguito tutto l'iter della faccenda poi mi ha detto "tanto io non torno a settembre". La direttrice gli ha assicurato che gli spinaci non li mangerà, poi sono passati i bambini che lo hanno salutato "è Mattia, ciao Mattia". Lui testone zitto. Gli ho detto che ero contento che lo riconoscessero. Lui allora si è inorgoglito. Su in Capri abbiamo assaggiato ciliegie e amarene e giocato con Stelvio, il cane che si lascia accarezzare e lo spintona un po'. Settembre è lontano.
In chiesa siamo entrati praticamente per fare... l'elemosina, che è uno dei pochi momenti di movimento della Messa (assieme allo stringersi la mano per la pace). Poi siamo usciti.
Oggi siamo tornati all'asilo per saldare il conto dell'anno (lo ha frequentato dieci giorni) e iscriverlo al prossimo. Non voleva entrare, poi mi ha accompagnato. Ha seguito tutto l'iter della faccenda poi mi ha detto "tanto io non torno a settembre". La direttrice gli ha assicurato che gli spinaci non li mangerà, poi sono passati i bambini che lo hanno salutato "è Mattia, ciao Mattia". Lui testone zitto. Gli ho detto che ero contento che lo riconoscessero. Lui allora si è inorgoglito. Su in Capri abbiamo assaggiato ciliegie e amarene e giocato con Stelvio, il cane che si lascia accarezzare e lo spintona un po'. Settembre è lontano.
giovedì 10 giugno 2010
il tredicesimo apostolo
Sono seccato. Mi hanno telefonato, "sei uguale a Silvio". Sul momento ho pensato se conoscevo qualche Silvio e non mi veniva in mente nessuno, nessuno che mi somigliasse. Poi mi hanno detto che Piersilvio ha avuto un figlio. E io che navigavo nel buio. Poi altri particolari. Insomma c'è stata a quanto pare, una dichiarazione di Silvio Berlusconi sul nome del nuovo nipotino, figlio del figlio Piersilvio, appena nato e chiamato Mattia. E allora? Il fatto è che il nonno avrebbe giustificato la scelta col fatto che Mattia vuol dire "dono di Dio". Va beh, ho risposto, l'avrà trovato su internet, supposto che lo sappia usare, altrimenti glielo avranno trovato. Ma poi ha aggiunto che l'ha scelto perché è stato il 13° apostolo, anzi, il dodicesimo visto che è stato designato a sostituire Giuda. Proprio le due spiegazioni che avevo dato a suo quando quando avevamo dato il nome a Mattia. "Si vede che tu e Silvio siete in sintonia", ha commentato una con sarcasmo. E mi sono girate le scatole. Almeno i tempi sono a mio favore, quattro anni e mezzo prima. No, perché con quello lì non si sa mai, capace di cambiarmi, oltre alla Costituzione, anche il calendario.
mercoledì 9 giugno 2010
sputo
Per il compleanno di sua madre, Mattia ha chiesto una betoniera o come cavolo si scrive. Non so se finga di non capire quando è la festa di chi o se concepisce comunque le feste altrui, in uno slancio sociale comunitario ed egualitario, come una sua festa. E' sempre una furia fisica, del ginocchio ammaccato si è completamente dimenticato, ogni tanto si assenta (il posto ideale per farlo è comunque l'altalena, ma deve avere un certo ritmo, o la stanza di Pepe con le sue auto e i libri, alternando un parcheggio a una libreria) immaginando battaglie che mi racconta (ieri sera era a sorpresa un incontro di pugilato). Con la zia Caty poi è una gara a chi la combina più grossa, ieri sera Caty gli ha insegnato a... sputare. Capite che c'è tutta la storia della pedagogia che così va a farsi benedire. E avendo studiato perfino, a suo tempo, la psicologia dell'età evolutiva sono pessimista sull'evoluzione non solo pedagogica, ma della stessa specie umana. Insomma come specie stiamo peggiorando. Va beh che c'è il precedente dello sputo di Totti, ma non si sembra che il soggetto, dopo il calcione a Balotelli, e nonostante i simpatici spot, possa essere assurto ad esempio da mettere nella nicchia al posto di S. Luigi. Dite che anche S. Luigi oggi ecc. ? Va beh, suggerite un modello accettabile.
lunedì 7 giugno 2010
Batistina
Ieri giornata campale finita con una caduta a terra, ginocchio sanguinante, un po' di pianto e la colpa a sua madre che gli avrebbe fatto lo sgambetto. Ho osservato anche oggi al parco (una bambina è franata clamorosamente a terra) che c'è sempre un colpevole, nell'ultimo caso la radice di una pianta che non doveva sporgere dal terreno, così come la gamba di sua madre che stava nel posto sbagliato. Ieri sera casoncelli alla festa popolare dell'oratorio di Lovere. Arriva l'estate gente, si va alle feste popolari. Oggi ha fatto il telefonista. Stava parlando con me al telefono quando sento che dice: "Ho due telefoni, aspetta". Poi dice, "sono Mattia" e io come un tonto, lo so che sei Mattia. Poi sento che parla di cose incomprensibili. E' successo che alla nonna ha telefonato una certa Battistina e lui l'ha tenuta al telefono (ma era accesso anche il nostro) dicendo che la nonna non la trovata, poi gridava "noooonna!", poi, "vedi che non viene... mi sa che non vuol venire... nooooonnaaaa! Penso non voglia venire perché ha detto che tu sei antipatica. noooooonna, c'è Batistina" (con una t, per non sprecare consonanti). Finalmente, dopo dieci minuti (veri) ha smesso di tenere due linee. La nonna ha fatto la sua telefonata come ha commentato: "Mi ha detto Battistina che Mattia le ha detto una cosa che è bene a sapersi e mi ha detto, si vede che è intelligente". La nonna era gongolante. Fortuna non legge questo blog.
mercoledì 2 giugno 2010
il piano
Mi sta diventando un "pianificatore". Ieri sera abbraccia sua madre in modo affettuoso. Poi confida, credendosi solo, a Simone (il peluche, che l'ha fatto così può giocare con le palline del telefonino di tea fino a tardi. Tea lo sente e glielo dice. Mattia teorizza: "Papà direbbe che ho un piano...". Sono già entrato nel ciclo di "se ci fosse papà direbbe" che è proprio dei defunti cui si fa dire di tutto, con un rimpianto di maniera ("ah se ci fosse ancora lui...", in realtà piegando alle proprie opinioni anche quelle del padre, come dei Padri costituenti e dei fondatori delle varie democrazie. Ieri puntata nel fresco di Vilminore, Mattia ha giocato a pallone nel cortile, segnando gol a ripetizione allo zio Pepe portiere. Primi confronti (non scontri) con Emiliano, che ha 5 anni e mezzo, quindi è più grande. Si sono presi le misure, Mattia mi ha preso in disparte per dirmi che non rispetta le regole, "gioca a tennis con le mani" (che poi era vero) e "prende il pallone con le mani" che era vero anche per lui, che si aggiustava appunto il pallone per tirarlo meglio. Sudato ma contento.
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