martedì 15 giugno 2010

sderenato

Oggi lunga conversazione con Mattia, che ha chiesto la rava e la fava sul mondo. Proprio sul mondo. "Quando non c'era nessuno, com'era il mondo?". E qui sfoggio di logica: se non c'era nessuno come si fa a saperlo? Si può immaginarlo, ma se nessuno c'era nessuno lo può dire con sicurezza. "Ma dai, qualcuno lo avrà scritto, no?". Ma se non c'era, come faceva a scriverlo? "Ah, già" e quella risata di quando capisce che il discorso non sta in piedi. "Ma quando non c'era, com'era?". Possiamo immaginarlo. Non c'era niente. ma poi, quando è nato il mondo, non c'eravamo noi. C'erano grandi animali, ti ricordi il dinosauro di gomma che hai, c'erano i disosauri che erano grandissimi, un piede occupava metà di questo prato e scappavano tutti. "Perché scappavano?". Per non essere schiacciati.
Poi mi ha chiesto di raccontargli quando ho conosciuto sua madre e quando lui era nella pancia. Sta attentissimo e sembra commuoversi quando gli dico che gli parlavo quando era nella pancia e gli ho detto, Mattia, adesso puoi uscire e la sera stessa siamo andati in ospedale. "Perché in ospedale?". Perché lì eravamo sicuri che nascevi bene e che la mamma non si faceva troppo male. E quando sei nato ti ho portato a lavarti perché eri sporco, come sei anche adesso. Lui ride forte, gli piace quando gli dico che l'ho lavato. "E com'ero da piccolo?". Come adesso, solo più piccolo. Poi non so perché abbiamo parlato di telefoni ed è saltato fuori che una volta non c'erano i telefonini, solo il fisso (gli ho risparmiato tutti i passaggi, di quando si andava al centralino del paese a prenotare, altro che telefonino). Ma non gli sembrava una grande scoperta. Poi lo studio: per fare qualsiasi cosa bisogna imparare. "Io non vado all'asilo e neanche a scuola". Gli ho fatto esempi... poi mi è venuto in mente che in fondo io a scuola mi sono sempre divertito, per la compagnia, ma anche per le cose che imparavo (più quelle da solo che quelle insegnate). E gliel'ho detto. E vai con il racconto della scuola. Poi basta perché due ore di conversazione mi hanno sderenato.

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