lunedì 12 ottobre 2009

castagnata


Immagine autunnale (l'autunno riguarda solo me) di padre e figlio, sul prato sopra il santuario di Sovere, domenica pomeriggio, durante la castagnata che chiude le feste. Un vecchio e un bambino che se l'intendono. Ieri Mattia si è mangiato due fette di torta che le donne del paese (bravissime) avevano preparato. Poi si è mangiato le "borole", le castagne che accaldati volontari preparavano e non facevano in tempo a... sfornare, che erano già sparite. Poi siamo andati ad accendere lumini in santuario, visitato i lavori (stanno preparando una scaletta in pietra) e poi siamo partiti, senza nemmeno aspettare i risultati della lotteria e tanto meno della tombola. Mattia ha guardato i bambini giocare: in fondo è un solitario. Per forza, con un padre così.

domenica 11 ottobre 2009

profumo

Mattia stamattina ha visto Checa arrivare, vestita della festa e si è precipitato dalla nonna: "Vestimi bene, ma proprio bene". La nonna lo ha vestito come un principino. Poi lui ha detto: "E il profumo?". Vuole essere all'altezza della "sua" donna sedicenne (li compie il 14 ottobre) e via sono andati alla Messa all'Oratorio, perché oggi si apre l'anno catechistico e il parroco (quello che su Araberara si firma Metua, che vuol dire prete in polinesiano, dove lui è stato a fare il missionario) ha pensato di celebrare mess'alta proprio in oratorio. Ieri pomeriggio Mattia non voleva uscire di casa, poi si è convinto, abbiamo fatto una puntata su Riva e poi Lovere dove è cominciato a piovere a dirotto e non c'è stato verso. Ci siamo rifugiati nel solito garage dove abbiamo fatto pit stop con la moto e la bicicletta. Lo guardavo mentre pedalava assorto in pensieri indecifrabili. L'ho lasciato in silenzio per un bel pezzo, mentre andava un po' in moto e un po' in bicicletta. Con me non osa comandare, "per piacere mi sposti la bicicletta?". Ma gli manco e mi manca. Tra poco vado giù. E' un giorno di sole. Stamattina ho scritto la prefazione per il nuovo libro di Don Martino che mi ha sorpreso davvero. C'è dentro anche la storia di una dona che profumava di viola, una storia alla Marquez. E' la dodicesima cesta degli "avanzi" di cui si parla dopo la moltiplicazione dei pani e dei pesci. Ma aspetto l'incontro con mio figlio, che vale una giornata.

sabato 10 ottobre 2009

schiena dritta

Sono ancora vivo, come Papillon che fugge per l'ultima volta, da vecchio, dall'isola che non c'è più. Non è Mattia che stava male, anzi, adesso sembra tornato a sorridere, se non proprio a ridere. Sono io che sono stato un po' preso. Mattia è voluto venire per due giorni di fila in redazione, ha messo su una società edile che funziona mica male, ha scritto al computer i nomi di persone e cose, sa trovare le lettere sulla tastiera, cancella, va a capo, insomma è quasi pronto per un editoriale sul prossimo numero, tanto non è che si debba scrivere chissà che, basta scrivere, almeno a leggere i giornali in questi giorni. E' il mio mal di schiena che si è acutizzato al punto che mi hanno fatto, al pronto soccorso, una flebo. Poi mi hanno prescritto delle cose che non ho fatto e a poco a poco passerà. Mattia è consapevole che un dolore derivato da una partita a bocce (tra noi due, su un campo vero) deve passare e mi chide se mi fa male ancora, mi aiuta lui a raccattare le palline del ping pong, perché comunque vuole che giochiamo, ognuno ha i suoi mali di stagione, lui è guarito dall'otite, che sarà mai, suo padre guarirà anche lui. E mi aspetta per nuove sfide. Quando è qui in redazione sembra scatenare l'inventiva, gli piace l'ambiente variegato, tira fuori la batteria e suona, gli acquarelli e disegna, guarda i cartoni anche se adesso si è un po' disamorato, perché i cartoni sono per quelli piccoli e "quando ero piccolo li guardavo, ma adesso...". C'è una serie (con personaggi reali) in cui il protagonista è Mattia e si fa delle grandi risate. Mi sa che cresce. E io mi abbasso, anche se, come mi hanno detto all'ospedale dopo le radiografie, ho "la schiena dritta" e sembravano meravigliarsi di questo fatto. Sarà una metafora, nel giornalismo di questi chiari di luna.

martedì 6 ottobre 2009

socialità

Stiamo finendo anche questo numero di giornale, con una fatica boia, acciacchi vari. Il dolore alla schiena atroce, praticamente stamattina ero uno zombi. Sono cose che ti fanno sentire vecchio. Eppure dentro sei uno pieno di aspettative di vita. Mattia ieri pomeriggio ha voluto che la nonna salisse in bicicletta. Non era mai salita in vita sua su una bicicletta. Caduta, per fortuna senza conseguenze. Mattia che è rimasto deluso, ma questi "grandi" quando imparano a stare in equilibrio sul filo sottile della vita? Alla casetta ha lavorato molto, spostando la terra e i sassi, "ma devo fare tutto io in questa casa", è il ritornello che ripete serio. Oggi ha mangiato di nuovo come ai bei tempi del prima asilo. Lo so che ci sono quelli che non sono d'accordo, che l'asilo socializza ecc. Ma perdinci, uno deve godersi la propria infanzia, se fa una settimana dentro e tre fuori ammalato la socializzazione va a farsi benedire comunque. Si vede che Mattia non ha gli anticorpi necessari per sopportare la socialità. Con gli adulti tratta da pari a pari. Va beh, non è un vanteria, ognuno ha i suoi percorsi. Suo padre girava per il cortile della canonica di Tavernola tirandosi dietro una scatola da scarpe con i finestrini ritagliati in modo da farla sembrare una corriera. Direte, meglio socializzarlo che avere un altro come suo padre. Avete pienamente ragione. Ma tanto faccio il cavolo che voglio e Mattia lo stesso. Anche in barba a suo padre, cui fa la giusta resistenza (non crediate siano tutte rose e fiori) prove generali di un conflitto generazionale tutto da combattere.

domenica 4 ottobre 2009

assuefazioni

Non so cosa starà pensando ad occhi aperti Mattia di suo padre che questa mattina, in una sfida a bocce, si è di nuovo "strappato la schiena" nel solito posto di quando si è infortunato decenni fa a giocare a pallone (o a pallavolo? non mi ricordo bene). Un mucchio di bocce lanciate verso un pallino che lui correttamente chiama "boccino"., Fortuna ha voluto che bocciassi alla grande ben tre suo bocce a punto. "Ce l'ha fatta anche stavolta". Stamattina ha rifiutato la Messa con Checa (non è lei a celebrare, sia chiaro) per venir su da suo padre. Ha voluto i tucs, poi abbiamo fatto compravendita in un cantiere edile, malta e soprattutto camioncini e badili e via verso il campo di bocce. Non fosse per l'infortunio sarebbe stata una mattinata magnifica. Qui non è molto possessivo, perfino nel suonare la batteria. A Sovere è tutto suo, dal campanile grande alla chiesa, mentre il campanile piccole della chiesetta della confraternita "era il mio campanile da piccolo". E' nella fase del possesso come sicurezza per l'avvenire. Stamattina ultima somministrazione dell'antibiotico e lui "ma a me piace la medicina". Non vorrei si fosse assuefatto. Anche se le droghe più pericolose sono quelle delle mente, insomma, comincio a preoccuparmi. Magari voi ne sapete di più: sapevo dell'assuefazione alla morfina, ma alla penicillina?

sabato 3 ottobre 2009

ping pong

Mattia è sceso in giardino a lavorare: "Devo fare tutto io in questa casa", ha detto, serissimo, alla mamma. Poi alla nonna: "Ho dovuto far giocare la mamma per due ore". Ha capito che questo è un mondo Dio non ha fatto le cose bene e in cui "se ci hai regalato il pianto e il riso, noi qui sulla terra non lo abbiamo diviso". Non è venuto in redazione a Clusone perché c'è il pericolo che si becchi per la proprietà transitiva dei virus una nuova serpeggiante malattia che ha colpito già due elementi (ma Paolo è già guarito). Così adesso è su alla casetta a mangiare con la nonna e lo zio Pepe. Ieri mattina Siamo andati a Lovere a prendere l'ombra. Abbiamo passeggiato sul lungolago e poi all'interno, abbiamo visto dove va a scuola Checa e gli ho detto, quando sei grande viene anche tu al liceo. Lui ha risposto: "Sono già stato a scuola da piccolo". Poi siamo saliti in alto, sul colle di S. Maurizio, dove ci sta il convento e lui ha detto, "ah, qui è dove dice messa lo zio Gianni". Lo "zio" Gianni è un frate cappuccino che regge la più grande parrocchia di Milano ma a Mattia è affezionatissimo e adesso deve portargli il tavolo da ping pong, visto che Pepe ha già comprato palline e racchette. Abbiamo giocato a... terra, a mezzo tra tennis e ping pong, che poi quest'ultimo è il tennis da piccolo. Quando siamo tornati gli è venuto un po' di magone. Oggi lo porto a passeggio in giro per il mondo autunnale.

giovedì 1 ottobre 2009

ottobre

Mattia ed io a prendere una spera di sole autunnale. Ottobre è cominciato. "E' finito settembre?". Mattia non sopporta settembre, identificato con l'inizio dell'asilo, ottobre già gli sembra un nome meno minaccioso. "Cos'è una spera?". Cosa? Pensavo ad altro. "Ma non si fa così a pensare". Ah, come si fa? "Si fa così". Si è messo le mani sulle orecchie. Ho provato e ho chiuso gli occhi. "No, non così, non si chiudono gli occhi". Ma io penso meglio con gli occhi chiusi. "Ma cosa pensi?". Boh, sul momento stavo pensando come si fa a pensare. "Ma cos'è la spera?". Dicesi "spera di sole" un raggio di sole che non è troppo forte e che buca le nuvole. "Ma adesso il sole ha bucato le nuvole?". Guarda in alto. Mattia schiaccia gli occhi come suo padre quando guarda verso una luce troppo forte. Ha ancora raffreddore ma non sopporta le maniere brusche. "Mi pulisci il naso?". Lo faccio con delicatezza, spero di liberargli un po' di muco. "Non si dice naso?". No, il naso è da dove scende il muco. (E' faticoso un bambino che vuol sapere tutto in una volta). Abbiamo comprato un chupa chups e però per non farci vedere dalla nonna che avrebbe cominciato la litania del "dopo non mi mangia" abbiamo percorso stradine secondarie, due o tre incontri fastidiosi di gente che gli chiedeva se andava bene all'asilo e poi visita alle galline e alle due pecore che non hanno finito di mangiare erba nel prato vicino al bocciodromo ma non fanno domande fastidiose. Alla fine la complicità di nascondere quel che restava del chupa e un saluto veloce. Questo pomeriggio si è svegliato e "o no, credevo di trovare il papà e invece c'è la nonna". In sottofondo si sentiva la nonna "perché me chi soi? Chi che te neta fo? (traduzione: perché io chi sono, chi ti pulisce?). Domani è un altro giorno.