domenica 15 novembre 2009

paturnie autunnali

Lo so, mi sono "assentato" per un po' di giorni, preso da paturnie autunnali che, nell'autunno della vita, crescono e sorprendono. E poi il lavoro. "Il papà lavora troppo", ha sentenziato Mattia. Non credo, anzi, rispetto agli impegni di alcuni anni fa mi sembra perfino di aver rallentato. E infatti ho rallentato. C'è stato un tempo in cui facevo l'insegnante a tempo pienissimo, con sconfinamenti nel teatro e nel giornalismo (scolastico), ero sindaco, consigliere provinciale con tanto di presidenza di commissione, allenavo tre squadre di pallavolo (un centinaio e passa di ragazze, collaboravo a quotidiani (sì, anche al "Giornale" allora diretto da Feltri prima maniera con una rubrica: mai stato pagato così tanto per meno fatica) e nello stesso tempo dirigevo questo giornale e in aggiunta, per due anni, perfino il secondo quotidiano bergamasco. Adesso dirigo questo giornale che è esploso nelle vendite (la diffusione è un piccolo imbroglio quando viene sbandierato come dato, uno può diffondere decine di migliaia di copie ma sono le vendite e gli abbonamenti che danno il polso del giornale, la diffusione serve come fumo negli occhi per chi fa pubblicità e si illude che la vedano in tanti e per avere sussidi dallo Stato. Le vendite indicano se il prodotto sta o no sul mercato senza sussidi statali e noi non ne abbiamo). E un "lettore" che paga il giornale lo legge, uno che lo raccatta lo sfoglia. (addio lettura, addio ricaduta in pubblicità efficace). Che c'entra? Mattia arriva a capire a poco a poco che stiamo facendo un giornale "nuovo". "Ma non l'hai già fatto?". Sì quello che è in edicola, adesso ne facciamo uno nuovo. "Perché?". Già, perché poi. Non vorrei buttarla sui soldi, ma la tentazione c'è, una sorta di ricatto tipo 'per avere i soldi e comprarti i giocattoli'. Pericolosa risposta perché una volta, a un accenno di tale ragionamento ha risposto: "Ma tanto a me i giocattoli li porta S. Lucia e poi Babbo Natale". Ho una reazione scomposta sul babbo natale, Santa Lucia mi va bene, anche il bambino Gesù, ma babbo natale è un'invenzione che soffoca il Bambin Gesù nella culla. Va beh, stamattina ho le paturnie autunnali. Ma almeno mi sono sfogato.

martedì 10 novembre 2009

Diglielo tu

Pomeriggio con Mattia. Siamo saliti a vedere le pecore pascolare sui prati dello zio Mario e dello zio Pepe. Poi al santuario abbiamo visto i lavori per la bellissima scala di pietra che i volontari stanno ultimando. Li abbiamo fotografati (anche Mattia ha scattato due foto mica male), abbiamo parlato con loro e un muratore ha spiegato a Mattia nel dettaglio la differenza tra bitume e malta: "Il bitume serve per cominciare una casa, la malta per finirla". Non l'avevo mai vista da questo punto di vista dell'alfa e dell'omega. Poi nel dettaglio tecnico tra italiano e bergamasco: "Il bitume si fa con la gera e il cemento, la malta con la sabbia e il cemento". Abbiamo assistito in diretta alla posa del semicerchio di acciottolato che fa da ingresso al prato del santuario, in cima alla scala. Mattia non voleva più mollare, un freddo boia ma non si muoveva di un millimetro, ha memorizzato tutto e non voleva più tornare a casa. Breve visita alla Madonnina da fuori (il santuario è chiuso). Dì alla Madonna che non gli abbiamo ancora portato il palloncino azzurro solo perché non l'abbiamo ancora trovato. E la promessa di lavarti i capelli la mantieni. "Diglielo tu". Gli ho deviato l'attenzione convincendolo che doveva raccontare alla nonna la differenza tra bitume e malta. Lui ha detto: "Diglielo tu".

lunedì 9 novembre 2009

la firma

Andato per stare un po' in compagnia, Mattia al momento di lasciarci mi è corso dietro piangendo. L'ho preso in braccio e lui "asciugami gli occhi". E ha voluto venire con noi a Clusone. Gli ho fatto promettere di lasciar lavorare la mamma. Allora ha deciso di vedere la fine di "Marcellino pane e vino". Lui si è commosso un po', di più la sua mamma che stava lavorando ma evidentemente sentiva il sonoro e piangeva per Marcellino che va in cielo a trovare la sua mamma. Per antidoto ha chiesto di vedere Olio e Stanlio che tirano su per le scale un pianoforte e poi ne combinano di tutti i colori. Ha disegnato col computer e gli ho fatto firmare il suo scarabocchio colorato (ma bilanciato nei colori). Qualcosa di incerto e poi ha detto spazientito: "firmalo tu" e mi è rimasto il sospetto che fosse perché non lo considerasse un capolavoro, più che per la fatica di firmare con mano incerta. Ha delle trovare incredibili tipo "ci mancava anche questa". Poi fa gli scherzi, annuncia catastrofi immaginarie. Qui trova evasioni di ogni tipo. E non vuole più tornare a casa.

domenica 8 novembre 2009

vocazioni

Due giorni con Mattia, tra redazione e giri per il mondo, pioggia, freddo, serenate alternate. L'altra sera avevo paura avesse preso l'influenza, invece era solo stanchissimo. Ieri si è fatto coccolare in braccio. Oh, sembra niente, ma portare Mattia in braccia ha un cero peso, psichico, forse sociale, magari pedagogico, di sicuro fisico e la schiena, per dritta che sia, ne risente. Sul porto di Lovere, nella piazza, si diverte. Poi, da divo, ha voluto che Tea e Sara lo ritraessero col telefonino sul leone (quello della fontana), ma si è concesso per pochi attimi, i fotografi devono essere pronti. E' attratto dalla libreria, tutti quei libri, gli ho detto, per consolarlo, che deve fare in fretta a imparare a leggere e scrivere, tutti quei libri da leggere. Lui si è fermato su quelli per bambini, ovvio, Pinocchio vedo che va alla grande ancora oggi, era attratto da un libro musicale, con piccola pianola incorporata, lui che ha la grande pianola in cui si diverte a scatenarsi con le percussioni e poi prova tutti gli effetti speciali, chiedendomi a volte "che suono è?" e di solito non lo capisco nemmeno io e tiro a indovinare. Ma poi c'è il regno delle macchinine. La vocazione da meccanico resiste, con l'autunno fa aggio su quella di muratore, l'edilizia a novembre si assopisce. E con quella anche la sua ferrea vocazione alla manualità.

giovedì 5 novembre 2009

al ciel

Mattia è stato qui fino a poco fa. Mattia ha suonato la pianola (professionale), sa trovare suoni esotici e poi si scatena sulla batteria. Prima ha voluto sentire un pezzo di storia del "Piccolo Alpino", questa volta mi sono diffuso nei particolari. Poi si è stufato, ha voluto comporre le parole al computer, giocare a comprare auto senza soldi, di nuovo alla pianola, gioco del calcio nel l'atrio e poi ancora pianola con i suoni particolari, per cui a Cinzia ha dedicato il muggito della mucca, poi ha visto che ridevamo e allora ha insistito sul tasto finendo per cantare "al ciel al ciel al ciel". Insomma un po' più su, perdinci.

mercoledì 4 novembre 2009

andate in pace subito

Ieri sera Mattia ha ripudiato la programmazione cartonesca e fiabesca. Sintonizzati brevemente sulla partita del Milan, saltando poi su quella della Juve per via che zio Pepe (serve ricordare che in realtà si chiama Paolo, ma ormai è segnato dal vecchio equivoco del vero zio Pepe che vede poco e adesso chiama con è aperta), ha sentenziato che lui in televisione guarda solo l'Inter. Che è già segno di scelte precise, con esclusioni magari dolorose (per Pepe che è juventino) ma necessarie per dare un senso alla vita. Fatto sta che qualcuno è saltabeccato su Ballarò. C'era Crozza. Mattia ha voluto fermarsi lì. Sono andati a letto tutti ma lui, caparbio, sul divano, gridava che doveva vedere la televisione. Una trasmissione noiosa, ma evidentemente lui pensava che ci fosse sempre Crozza, che lo ha colpito, ha sentito parole inedite. Dimenticavo la prima contestazione del conflitto generazionale tra padre e figlio, che nel caso specifico potrebbe anche essere estesa a due generazioni, nonno e nipote: "Sei un prepotente", mi ha detto di fronte a una mia scelta di itinerario del pomeriggio domenicale. Oggi pomeriggio è stata qui, ha voluto rivedere la prima parte di "Marcellino pane e vino", ha suonato la pianola (professionale) che abbiamo preso a prezzo stracciato, si è divertito a far vorticare i ditini sulla tastiera, poi ha giocato a bocce, ha suonato le campane per la messa e ha preteso che gli facessi una predica alla don Simone. Allora gli ho detto di farmela lui la predica. E' salito su due gradini della scala e ha detto: "Andate in pace subito". Vorrà pur dire qualcosa.

martedì 3 novembre 2009

lupus in fabula

Mattia non è malato. Negli asili, nelle scuole, si sono dimezzate le frequenze, tutti a casa, pronti soccorso degli ospedali intasati, letteralmente chiusi per impotenza a rispondere alle urgenze di mamme con bambini con oltre 40 di febbre. Alla faccia dell'allarmismo, dei toni bassi, insomma delle menzogne raccontate in giro. Noi lo abbiamo tenuto a casa e finora sta godendosi l'autunno, stamattina ha raccolto tutte le foglie, si lamenta che deve lavorare, "ho portato le foglie con la carriola, ho pulito il viale dello zio Mario, tocca a me, ho messo la tovaglia" la nonna cerca di smentirlo, "ho dovuto anche mangiare tanto". Per dire che insomma si tratta di lavoro minorile vero e proprio. Che poi è arrivata l'auto nuova della mamma, che lui sa accendere, schiaccia i tasti e lo spiega alla mamma, "io e papà la sappiamo usare, tu imparerai, dai". Consola la mamma, consola la nonna. Siamo stati nei cimiteri, lui vuole sapere chi sono tutti quelli lì, questo chi è e lo accarezza sulla fotografia. Si è disamorato delle giostre, in fondo girare in tondo effettivamente non è granchè. Ieri sera ha guardato Pinocchio, ma non quello che davano su Rai Uno, quello dei cartoni. Del resto come si fa a dare un film tv per ragazzi facendolo iniziare alle 21.30? A meno che si tratti di un film per adulti. Lui ha guardato il cartone. La mamma gli ha detto, non stare qui da solo che magari viene il lupo, lupus in fabula. "Se viene guarda Pinocchio anche lui". Ma non hai paura del gatto e della volpe? "Non sono stupido come Pinocchio". Vai a capire gli effetti delle favole antiche sulle menti moderne.