martedì 23 giugno 2009
manichini
Viaggio col padre, viaggio col figlio. Mattia e suo padre in giro per Lovere, sul lungolago, a mangiarsi un gelato. Mattia che vuole vedere le vetrine e non capisce come si possa avere dei manichini vestiti "ma senza testa". E' più importante avere le scarpe o la testa? Ci pensa, in effetti sono domande fondamentali, bisogna rifletterci, magari si dà la risposta sbagliata. "Ma la testa, no?" decide buttandosi Mattia. Poi un altro piccolo dilemma: come mai in una vetrina i manichini sono (sempre vestiti) senza scarpe e nella vetrina accanto ci sono scarpe a iosa che basterebbe si mettessero d'accordo no, tu mi dai i vestiti e io ti do le scarpe? E qui si apre il discorso sulla proprietà privata e quella della pubblica piazza in cui passeggiamo. Un problema esistenziale per volta, perdinci.
sabato 20 giugno 2009
ciao
Mattia ha passato il pomeriggio di pioggia in redazione. Tra uno scroscio e l'altro siamo andati a vedere una partita di calcio, in tribuna. Urla e insulti, lui guardava, voleva sapere perché l'arbitro fischiava, hanno fatto fallo? Hanno fatto gol? Poi la delusione dei campi da bocce vuoti. Quando c'è qualcuno che non conosce si ammutolisce, come detto. Abbiamo poi guardato i video di Rino Gaetano che è il suo preferito con Berta che filava col Mario e filava col Gino e nasceva il bambino che non era di Mario non era di Gino e poi Capitani coraggiosi in inglese e io a cantargli la canzone in Italiano, oh, oh pesciolino non piangere più... per finire Ciao ragazzi ciao di Celentano. Ieri mi aveva preparato la merenda e regalato due disegni che ho attaccato ai vetri della redazione. Poi se n'è andato a malincuore e gli ho detto di badare a sua madre che non sta bene per niente. Mi ha dato un bacio. Ciao papà. Ciao Mattia.
venerdì 19 giugno 2009
mutismo
Pioggia e vento, caldo e aria fresca. Come si fa a parlare del tempo che fa quando il tempo stringe? Siamo alle prese con un nuovo numero del giornale e per non farci mancare il lavoro vogliamo mettere tutte le Giunte di tutti i Comuni, con tanto di foto e deleghe e retroscena politici di zona che già riservano sorprese. Mattia risponde al telefono, "passami papà" e mi racconta delle sue escursioni con Sara e con Checa e con la nonna che lo veste come un principino e lui intasca caramelle che poi chiede se può mangiarne una e ne offre alla mamma e al papà (mai avuto attrazione per le caramelle). Mangia frutta, ascolta le storie che gli racconto sempre per via che "io sono curioso", partiamo per i nostri viaggi immaginari e poi torniamo, si gioca al pallone e lui si diverte a scaraventarlo giù per la strada per vedere l'effetto che fa. In bici in garage che è spazioso e fresco, mi sprona a raggiungerlo (anch'io in bici che non ci andavo da una vita), poi si passa in officina ad aggiustare le cose. Parla, parla. La nonna ci è rimasta male, l'ha portato da una sua amica ieri pomeriggio e non ha proferito parola, sembrava muto dalla nascita, non vuol salutare a comando e nemmeno ringraziare per forza. Poi con Sara e Checa parla che non si riesce a farlo star zitto. A me va bene il mutismo nelle situazioni che non si conoscono, in fondo fa bene ascoltare. Poi passa un'auto rossa piuttosto grossa e lui dice, la guida Berlusconi. Tentato di discutere sull'impossibilità di tale evenienza, per via del colore dell'auto. Ma come si fa a spiegare in un minuto (se si va oltre cambia discorso) i drammi del secolo passato e la farsa di questo che abbiamo appena cominciato?
mercoledì 17 giugno 2009
annusamenti
Navighiamo a vista, Mattia ed io, sull'amaca di Tita, in mare aperto. Gli ho raccontato la storia (aggiustata) della balena bianca che... "soffia" nell'oceano. Poi, terra terra, abbiamo ripiegato sull'officina meccanica, rovesciato la bici e aggiustate le ruote, lavaggio mani, ritorno al lavoro, prova su strada. La politica delle piccole cose, nell'evidenza che la politica vera sta diventando schizofrenica, sindaci che appena arrivati si mettono in testa che il mondo lo comandano davvero loro, botte di onnipotenza, incredibili giochi al massacro sia tra vincenti che tra perdenti. tengo fuori Mattia che pure ascolta la raffica di telefonate che arrivano da ogni dove, lui che adesso quando squilla il telefonino risponde in prima persona, "adesso te lo passo", dice all'interlocutore che magari è incazzato per fatti suoi e non ha lo spirito giusto per apprezzate la segreteria telefonica di un bambino. Al mattino Mattia e Checa sono andati al mercato a far compere: solo che "non abbiamo comprato il pallone perché non avevamo i soldini, non li avevo io e non li aveva Checa". Due squattrinati al mercato: "però abbiamo guardato le bancarelle". Guardare non costa niente, è già un punto di apprendimento, come guardare il cielo, respirare aria (più o meno pulita) e camminare per strada. Con la nave siamo andati fino a... Bergamo, abbiamo visitato i principali monumenti della città, io li indicavo per nome e lui li indicava nei cespugli del giardino di Tita. Nell'orto mi ha portato a vedere la salvia e abbiamo fatto le prove di annusamento del basilico e del rosmarino e delle erbe che non hanno odore e magari ce l'hanno ma non siamo attrezzati per distinguerlo. Stamattina è all'oratorio con Checa, che sta preparando il Cre. Nasi in su.
lunedì 15 giugno 2009
rondini
Prosegue la guerra personale di Mattia contro il "te", usato alla romanesca al posto del soggetto "tu". Corregge tutti, anche quando in effetti ci vuole il "te" e resta perplesso, a parte le regole grammaticali che ovviamente rifiuta già come principio, avendo adottato il metodo empirico dell'apprendimento sul campo, è il concetto di eccezione che non gli va giù, se la regola del giallo, rosso e verde del semaforo non consente eccezioni, perché dovrebbe prevederle la vulgata? Che poi se dovessimo addentrarci sull'eccezione che conferma la regola saremmo al caos primordiale. Il problema è che suo padre in fatto di sintassi e grammatica è sempre andato a orecchio, le regole non le ha mai sapute davvero, non ne ho mai sbagliato una, ma non le conosco (come si può trasgredire o rispettare quello che non si conosce?). Mi sono sempre fidato del mio orecchio che mi ha assistito anche nella versione dall'italiano in latino, ho avuto professori che mi guardavano perplessi, scrivevo come un latinista provetto. In realtà non sapevo niente, ma andavo a orecchio. Ecco, nell'antica Roma avrei fatto fortuna, in Senato, se entravano anche i cavalli (Caligola), potevo entrarci anch'io. Abbiamo passato due o tre giorni a spasso, a parlare e giocare, ieri sera gli ho raccontato delle rondini e degli aerei a reazione, che sembrano due cose che non c'entrano, ma siccome si era disteso sul prato, nel pomeriggio, e aveva invitato Checa a guardare un po' il cielo, avendone una risposta deludente ("Ma non c'è nemmeno una nuvola": che c'entra, il cielo lo si guarda in profondità di pensiero, già le nuvole sono una cortina limitante, no?), la sera abbiamo visto le scie degli aerei e le rondini tagliare l'aria, "che voli di rondini intorno, che gridi nell'aria serena, la fame del povero giorno prolunga la garrula cena". Si è interessato alle migrazioni in cerca del caldo. Poi abbiamo concluso, con lui che ribadisce ripetendo esattamente quello che dico, come fosse un suo pensiero, "in effetti... noi tre preferiamo il freddo". Però godiamoci anche l'estate che non è ancora cominciata, ho aggiunto. E lui: "Sì, l'estate non è ancora cominciata". Che mi venga su fatalista?
sabato 13 giugno 2009
Piazza
Ieri sera cena in Piazza. da un'amica di Tea che detta così sarebbe un caso da segnalare, qualcuno che mette il tavolo imbandito in piazza e chissà le chiacchiere che al confronto la privacy di Villa Certosa sarebbe la violazione di un bunker, tutti affacciati alle finestre a vedere cosa mangiano quelli lì. Trattasi del nome di una frazione di Sovere. Mattia ha fatto amicizia con i bambini di casa, Francesco e Giulia, ha giocato al pallone, ha guardato le evoluzioni agli anelli della nuova amica che lo difende dal fratellino, come succede, finalmente un po' di normale e sana competizione e noi a chiacchierare di economia, politica e sport (due visioni diverse, milanisti quelli di casa e naturalmente interista Mattia e sua madre con il sottoscritto che stava sull'Atalanta per cercare una mediazione al ribasso). Mattia stamattina ha voluto tornare a trovare i suoi due nuovi amici che hanno una casetta in giardino con tanto di divanetto e poi le macchinine e una cane (finto) che abbaia. Prima eravamo stati a mangiare l'anguria dallo zio Mario, su in Capri (che non è... ecc.): abbiamo comprato una fettona di anguria e l'abbiamo mangiata assieme con Stelvio (il cane) che era restio ad assaggiare quella strana cosa. Mattia è qui in redazione che gioca con le macchinine. Dopo tanta fatica per il giornale un po' di pace.
giovedì 11 giugno 2009
abbracciamenti
Due giorni d'inferno, da notti prima degli esami a cercare di fare un numero di giornale con tutti i consigli comunali, nomi e foto, curiosità, ribaltoni. "Perché hai lavorato tanto?", mi ha chiesto Mattia ieri pomeriggio. Boh, per fare un bel giornale. "Ah", ha detto Mattia, lasciando lì sul più bello la discussione. Abbiamo costruito due torri "perfette", abbiamo fatto un giro sul prato del santuario, poi siamo andati in Capri (è un posto su in alto) a mangiare ciliegie, a liberare per un po' Stelvio, il cane, che si è divertito a spintonare Mattia che adesso non ha più paura, per la serie "Bisogna aver paura degli uomini, non dei cani", come sentenziò in una notte, probabilmente di sbronza, il mio amico Giampiero. Gli ho raccontato la favola del corvo di Mizzaro, mi è venuta per un'allusione a un campanellino. Gli ho addolcito un po' il finale che sarebbe tragico, con la rivincita del corvo dispettoso e ladro di merende. Ad un certo punto mi ha... svegliato, la favola degenerava nel sogno, mi ero addormentato. Sull'amaca si è tuffato su di me, scuse di abbracciamenti, come per salire in fretta le scale e sento che lui mi si attacca addosso, ha sempre paura che stia per andarmene. Con mio padre, e tanto meno con mia madre, non ho mai avuto esperienze di abbracciamenti (che sono sempre meglio dei "respingimenti") al tempo non usava, sembrava sconveniente. Nemmeno baci che sembravano cose da donne che infatti quando si incontrano si baciano, anzi, fanno finta di baciarsi (se ne guardano bene, conoscono le reciproche esigenze di fondotinta e affini). Con Mattia ci abbracciamo, siamo contenti. Sull'amaca abbiamo navigato incontrando vascelli pirata, battelli e navi in mare aperto, piccoli Ulisse crescono.
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