martedì 18 gennaio 2011

malattie globali

Stamattina Mattia, con le sue macchie sulle faccia, l'ha passata qui in redazione. Ha voluto vedere "Capitani coraggiosi" da cima a fondo, poi ha voluto che gli leggessi "Piccolo Alpino" da capo (fino al secondo o terzo capitolo). Insomma come si vede storie toste. Non ha voluto giocare. Prima di arrivare in redazione è stato visitato dalla pediatra che l'ha trovato "alto e magro". Per la magrezza d'accordo, sono quattro giorni che non mangia o mangia pochissimo, figurarsi, per l'altezza non saprei, visto che io ho misurato 1 metro e 6 centimetri, con la misurazione del segno sul muto, mentre lei con il suo strumento ha misurato 1 e 8 centimetri e quindi sarebbe sopra la linea ideale di 2 centimetri. Mattia è sempre stato nella linea ideale, anche quando era nella pancia di sua madre, lui ha sempre percorso la linea media perfettamente, non si è masi scostato di un millimetro e infatti era sorprendente già questo fatto e credo quindi di aver ragione io nella misurazione e ancora quindi non sarebbe "alto" ma nella media. Ciò non toglie che non ha finito con le medicine e le gocce deve prenderle per via di quella maledetta supposta sbagliata. Sta a casa dall'asilo tutta settimana poi vediamo, anche perché la pediatra ci ha detto che questa settimana i bambini si beccano tutti l'influenza, bella roba, le epidemie sono sempre in agguato, che razza stiamo sfornando che si becca tutte le malattie? E' la globalizzazione, bellezza, che non vale solo per l'economia, evidentemente.

lunedì 17 gennaio 2011

normalità

Può una supposta stravolgere l'equilibrio del corpo umano? Lo stiamo sperimentando dopo che Mattia si è sentito male, non deglutiva più. Una supposta, ci è stato consigliato. Devastante. Tutto il corpo pieno di bolle, febbre alta, malessere. Poi la solita santa tachipirina per farlo dormire, ma stamattina ancora febbre e bolle anche in faccia. Altra pastiglia, altre gocce. Troppe medicine ma, come ci ha detto un vecchio farmacista, che è anche pediatra, una volta ai bambini non si dava quasi niente ed erano sani, ma adesso il mondo è pieno di virus sconosciuti, per forza bisogna dargli qualcosa. Questo ha risposto indirettamente a tutto il mio blog, il paragone con i miei anni ruggenti è davvero troppo datato, vengo dal dopoguerra, quando i mali del mondo erano miseria e fame, ma l'aria era ancora respirabile, prima del boom economico, del via libera ad ogni inquinamento giustificato dal lavoro e dall'impresa eccezionale del progresso, prima che ci fosse uno che cantasse che, "dammi retta, l'impresa eccezionale è di essere normale". Normale rispetto a che cosa, la normalità, anche se contestata quando pretende di essere legge anche per chi è diverso, è condivisa da una maggioranza almeno schiacciante, magra consolazione apparentemente democratica. Mattia sta male e non sappiamo cosa fare.

martedì 11 gennaio 2011

fa andare la bocca

Mattia è tornato all'asilo, un po' restio, un po' di malavoglia, alternando frasi come "Con Manuel abbiamo delle cose da chiarire" a frasi di noia e rifiuto soprattutto della ginnastica, che tra l'altro è coordinatissimo e non dovrebbe avere problemi, ma tutto quanto gli viene imposto lo vive male e quindi tende a rifiutarlo. Figurarsi il corso di nuoto, lui che odia l'acqua, proprio un rifiuto congenito (pur essendo cresciuto in riva al lago ho imparato a nuotare che ero già adulto). ma mi sembra in forma e con una gran voglia di disegnare e scrivere. I regali migliori sono libri di puntini e scrittura di numeri e lettere. Poi si irrita quando viene sottoposto a interrogatori (femminili) del tipo, "cosa hai mangiato oggi?". Ecco, non ricorda (come del resto faccio anch'io, cosa ha mangiato anche un'ora prima, non gliene frega niente, mangia quando ha fame e allora va tutto bene. All'asilo le razioni continuano ad essere scarse perché quando torna comunque "fa andare la bocca di continuo" come ha detto la nonna. Fatto sta che a domanda risponde: "Lasciami un po' in pace". Così, senza rancore. Finite le feste finalmente.

sabato 8 gennaio 2011

uggiose

Dov'ero a 5 anni, cosa pensavo, come valutavo la (mia) situazione? Ero a Tavernola, lontano dai miei genitori che stavano a Vilminore, in casa di mio zio Don Pierì e mia zia Rina, con Ernesta, Luigia ed Emma, insomma un piccolo lord, un principino allevato lontano però da casa. Non ho mai avuto "casa" nel senso tradizionale, "io, la mia patria, è là dove si vive" citando Pascoli. Questo per dire che sto osservando Mattia, cosa sta capendo della sua situazione familiare e cosa ne pensi. Forse non se ne cura, sente l'affetto di sua madre, di suo padre, della nonna, forse perfino degli zii. Affetti condivisi anche se divisi. Mah. Lo scrivo perchè mi sembra che da qualche tempo stia osservando quello che lo circonda con occhi curiosi. C'è il periodo in cui un bambino sente solo le cose che soddisfano i suoi bisogni, poi i suoi desideri (altra cosa rispetto ai bisogni). Poi a poco a poco si accorge del mondo e di come quel mondo lo condiziona. Lo pesa, lo valuta, potenzialità e pericolosità. Dev'essere un passaggio molto soft, se non c'è una tragedia, ma anche delicato. Ma se non ne parla come si fa a capire, magari si forzano delle domande che non esistono scambiandole per domande inespresse e quindi scatenando reazioni premature. Boh, sono giornate uggiose.

giovedì 6 gennaio 2011

befana

Stamattina altri regali, fortunatamente didattici (libri dei puntini e libro dell'alfabetizzazione) arrivate dalla... Befana, altro misterioso personaggio che porta doni. Timeo Danaos et dona ferentes, temo gli Achei anche quando portano doni, se Laocoonte fosse stati ascoltato (altro figlio di Priamo, fratello di Cassandra, stesso destino profetico) fosse stato ascoltato Troia non sarebbe caduta con quel "regalo" del cavallo. Mattia conosce la storia, su un suo libro c'è anche la figura del cavallone dalla cui pancia escono i soldati greci. Insomma Mattia sta concependo un mondo (e un cielo) popolato di munifici benefattori suoi. Ora ci si pone di nuovo il dilemma: ma i bambini vanno educati alla sofferenza, con dosi progressive e artificiali di delusioni e dolori, oppure vanno lasciati procedere in un mondo fatato fino a incocciare per conto loro nella realtà? Siccome non è un dilemma pedagogico di oggi, ognuno può pensarla come vuole. Le nostre mamme cercavano di fare del loro meglio per non farci uscire troppo presto dalle illusioni, ma loro malgrado, erano costrette a farci incocciare fin troppo presto nell'evidenza che il mondo non era così fiabesco come lo si pensava da piccoli, che le fate e le sante erano a "tempo". Ma è appunto su questo tempo e sul nuovo dilemma di questi benefattori (Babbi Natale, Sante Lucie, Gesù Bambino, Befane) sacri e profani che si dovrebbe aprire il dibattito. Nooo, il dibattito no. Mattia se la goda che l'attesa di vita si è allungata (per la sua generazione). Vorrei leggergli la poesia di Pascoli. Ma non vorrei confondergli ulteriormente sacro e profano.

martedì 4 gennaio 2011

solitudini

Giorni di grande freddo. Ieri pomeriggio Mattia è stato alla casetta, ha giocato con una macchinina tutto il pomeriggio, quando sono arrivato sembrava semiaddormentato, sai quando gli dai i tranquillanti. Un pomeriggio in una stanza addormenta più dei farmaci. Oggi pomeriggio è stato qui in redazione e tra un film e l'altro non è che si sia scatenato, si scatena in realtà solo la sera, ieri ha detto quanto manca a tornare all'asilo e a sua madre ha confessato che ha davvero voglia di tornarci, adesso si annoia e giocare da solo richiede notevole controllo che solo uno come suo padre, tirato su da solo in canonica, può avere acquisito e poi affinato nella sostanziale solitudine del seminario e dei collegi. Copia qualsiasi parola e adesso si esercita a scrivere il suo nome in minuscolo (in maiuscolo ormai lo scrive dappertutto). Mi sembra riconosca anche le parole, insomma a volta mi illude sappia leggere, ma sono illusioni di padre che vorrebbe affrettare le cose perché la vecchiaia incombe, per rimettermi in sesto qulche anno fa avrei impiegato pochi giorni, adesso sono due settimane che arranco con 'sti tagli nella pancia e non sono lucido nel prendere le decisioni che vanno prese nel giornale. A volte leggo i giudizi e i vari commenti, come quelli del pagellone. E' vero, sono stato troppo buono con qualche giudizio e qualche voto, evidentemente sto davvero invecchiando. Perché è tutto fuorché per i motivi che sospetta qualcuno di questi dietrologi che evidentemente leggono poco e male araberara. E' solo che delle volte ti prende il sospetto che sia tutto inutile. E siccome questo mestiere io l'ho faccio, che ci crediate o meno (a me interessa ci creda un giorno Mattia) come una sorta di scelta pedagogica, il sospetto dell'inutilità è devastante. Ma è solo una sera fredda e Mattia è appena partito, la redazione è deserta e mi sento vecchio. Domani andrà meglio.

domenica 2 gennaio 2011

vacanza

Mattia prosegue la sua vita con gli stessi mezzi, come noi del resto, che ci portiamo dietro gli acciacchi del giorno e quindi dell'anno prima. La pancia mi dà sempre fastidio, i due tagli che mi hanno fatto non sono del tutto rimarginati. Mattia sta attento a non darmi calci, ma vorrebbe anche scatenarsi un po'. Ieri è stato educatissimo, noi due siamo andati a Messa, grande delusione per la predica e tutto il rito imbalsamato, poca gente, la maggior parte era a smaltire la notte di bagordi. Dicono che la sera prima c'era il pienone per il Te Deum che poi mica l'hanno cantato e a me se non lo cantano in gregoriano non interessa, dev'essere un grido di liberazione e ringraziamento. Ma si vede che non si sa più come e per cosa ringraziare. E domani si riprende a lavorare mentre Mattia sta ancora in vacanza che mi sa gli stia passando la voglia di tornare all'asilo e lunedì prossimo si prospetti come il primo giorno di settembre. Ricordo le mi vacanze natalizie, le migliori, i due giorni della vigilia di Natale (si tornava a casa, dopo mesi, il 23) fino a S. Stefano, poi i giorni fino al capodanno, che erano i migliori, perché non c'era l'angoscia che finisse la vacanza e nemmeno la frenesia dell'inizio. Dal primo al sei gennaio si precipitava nell'attesa della ripartenza, sapendo che arriva il periodo più lungo di separazione (a seconda se Pasqua era Alto o bassa, comunque lungo). Ma c'era il gusto della vacanza, anche se si immaginava che da "grandi" sarebbe stata tutta una vacanza. Le cose si gustano di più nella loro (parziale) privazione.