sabato 9 gennaio 2010
conflitto
Questo pomeriggio piovoso, con il pensiero a mille cose, tra politica e passato remoto che riemerge nei ricordi, Mattia ha passato il suo tempo a ribaltare tutto il possibile e a un certo punto è saltato il computer e... tutte le teorie vanno a farsi benedire, ho reagito come mio padre e mio zio, che mi hanno tirato su. Insomma gli ho dato uno schiaffetto. Ci è rimasto male e poi ha reagito cercando di rompere qualcosa. Così è emerso il carattere del bambino. Che va incanalato. Bello e facile a dirsi. Un tempo era semplice, sbagliavi e pagavi, oggi ci pensi due, tre, dieci volte, sarà perché non sta bene, sarà perché è viziato, sarà perché ha fame, sarà perché vuol fare quello che vuole e basta. Poi ci siamo rappacificati, ma è cominciato (a nemmeno 4 anni) il conflitto generazionale. Ho scritto più volte che l'errore dei genitori (gran parte, non tutti, s'intende e già mi innervosisco a doverlo precisare) è di non prestarsi come obiettivo generazionale da imitare e contestare. Insomma una generazione, quella dei genitori che deve fare da bersaglio ed esempio, col coraggio del confronto e dello scontro. Più facile fare i compagnoni e le "sorelle madri", complici e difensori a prescindere. Ma il ragionamento adesso suona come giustificazione. Dai, purché torni anche qualche giornata di sole.
venerdì 8 gennaio 2010
compiti
Checa è venuta a cercarmi perché lunedì deve essere interrogata sull'Odissea, testo greco e italiano, non so cosa volesse ma Mattia l'ha fulminata: "Non hai fatto i compiti, eh?". Checa gli ha risposto per le rime: "E tu non devi andare all'asilo?". Mattia pronto: "Purtroppo non posso, se non avessi male all'orecchio...". Poi è filato di là da sua madre e le ha chiesto: "Qual è l'orecchio che mi fa male?". Basta e avanza. Oggi pomeriggio non voleva lasciarmi andare, era un po' stufo del tempaccio, piove sempre. Fa un po' di confusione sull'ieri oggi e domani, "domani ho fatto questa torre e adesso devo dipingerla". Torri immaginarie e torri reali con le costruzioni (ho scoperto in me una vena da architetto) e poi concerto di batteria e voci più o meno melodiche. ma dovevo tornare al lavoro e lui ci è rimasto male, Mattia, le vacanze sono finite". Fanno tristezza i presepi e le luminarie, come i coriandoli stinti il mercoledì delle ceneri. Ancora c'è tempo. La lesione all'osso evidentemente non gli procura dolore. Ma dobbiamo stare attenti a non fargli entrare acqua. Non c'è da preoccuparsi, non si lava mai, tutto suo padre.
giovedì 7 gennaio 2010
nuove vie
Abbiamo fatto un sopralluogo sul canale Mattia. Abbiamo fatto piccoli interventi di ripulitura che hanno migliorato la situazione del deflusso delle acque. Acque che abbiamo visto sorgere dalla terra. Infatti siamo andati al limitare del bosco per trovare un mitico sentiero che ci portasse in quota dalla baita dello zio Mario fino al Santuario, decisi a tracciare una nuova via trasversale, cosa mai tentata in natura alpinistica, in puro stile libero. Mattia si è entusiasmato, si sentiva un esploratore, come quando Pippi perde gli amici di cui non ricordo mai il nome e poi li chiama nel bosco. Lì abbiamo trovato le due sorgenti. In realtà era mezzo secolo che non vedevo una sorgente vera, acqua che esce dalla terra, non incanalata, naturale. Due in un colpo. Piccoli fiumi di acqua nemmeno raccolti, che andavano (e vanno) giù per i prati. Ho pensato al costo dell'acqua, al suo spreco. Abbiamo accarezzato Stelvio, il cane dello zio Mario e poi siamo tornati per fare un giro sulla moto e in bicicletta. Mattia, da che non prende più medicine, è una forza della natura. Stamattina la pediatra si è infuriata sapendo tutto quanto era successo, ha letto le due diagnosi opposte, ha detto che dobbiamo fare una denuncia pubblica, soprattutto per il cortisone prescritto per ben dieci giorni in quell'ospedale degli orrori notturni che è Esine. Lo scrivo per i miei lettori lontanissimi: L'ospedale di Esine è immenso, una struttura che ha sostituito due ospedali e dovrebbe servire un'area immensa come una città di più di 100 mila abitanti. Non si capisce perché i medici bravi da qualche anno se ne stiano alla larga. Stamattina Don Martino mi diceva che anche lui ha avuto lì una grande disavventura (che mi ha raccontato). Ma la pediatra ci ha detto: "Voi sarete anche dei signori e non farete causa, ma io penso a tutti i bambini che potrebbero passare di lì. Il cortisone? Lo rovinava". Brivido e rabbia. Forse mi limito a una denuncia pubblica. Non so, deve passare qualche giorno.
mercoledì 6 gennaio 2010
sta bene
Rassicuro tutti, Mattia sta davvero bene, ha chiesto (di nascosto): "ma qual è l'orecchio che mi faceva male?". Poi ha pensato bene di sfruttare al meglio la situazione: "Dì a papà che non deve mandarmi all'asilo, se no mi ammalo ancora". La grande paura (della serie:"pensa se ti cadeva e batteva la tempia e restava lì, siete stati fortunati". Grazie) fa riconsiderare anche la relatività degli obblighi sociali che ci siamo imposti, a quanti anni dobbiamo sapere certe cose, la buona educazione, il saper stare con i propri simili e in questo caso stilare una doverosa scala prioritaria dagli adulti fino ai coetanei, il saluto, prego grazie scusi tornerò. E allora Mattia ha passato un pomeriggio qui in redazione, pretendendo un'attenzione esclusiva, ovviamente, da malato anche immaginario che fiuta l'opportunità di spuntarla in ogni cosa. E non voleva, al solito, tornare a casa. Poi quando è a casa non vuole uscire di casa. A sua madre ha offerto uno di quei frutti esotici che ci sono nei cesti natalizi: mangialo che poi dormi. Che legga di nascosto o si colleghi a internet e si sia fatta una cultura in merito? Oggi tornavo sul fatto che avete letto nei due precedenti interventi, sulla sanità. E mi è venuta voglia di scrivere una lettera. Poi ho pensato a chi? Al direttore generale dell'Azienda Ospedaliera? A quello dell'Asl? A Formigoni? Tanto vale scriverla ai cittadini, che sappiano che certi ospedali vanno evitati. E purtroppo non solo per quello che è capitato a noi. Perché poi si è data la stura delle esperienze personali. Impariamo a valutare le persone e non i nastri che tagliano.
martedì 5 gennaio 2010
dottori
Vi racconta un esempio di ottima e mala sanità. La prima smaschera la seconda. Stamattina viaggio a Brescia. La pediatra vuole un controllo ulteriore sulla rottura del timpano destro di Mattia. Sbagliato uscita dalla tangenziale, maledizioni, semafori, inversioni a U e anche a W, sbagliato ospedale, cerchiamo quello per bambini, il "Ronchettino", ospedale per bambini. C'è appena a Brescia, il resto della Lombardia non ce l'ha. Vaghiamo un'ora per la città, dall'ospedale maggiore ci mandano "due chilometri più avanti". C'è un vecchio edificio, forse un'ex scuola abbandonata, muri scrostati. Parcheggio, prato, piante di cachi che si spiaccicano sul viottolo. Pessimismo e irritazione. Spingiamo una porta ci avviciniamo a uno sportello, presentiamo la nostra impegnativa col bollino verde. Non abbiamo prenotato. Ma il clima è diverso, l'impiegata non ci respinge, ci risolve tutto, andate giù due piani, c'è il primario, credo vi riceva. Scendiamo. Non solo ci ricevono senza appuntamento, ma l'urgenza viene riconosciuta, il primario, in uno stanzino da ripostiglio delle scope, è umanissimo, come le infermiere che corrono qua e là. Visitano Mattia. "Perché siete venuti fin qui?". In che senso? Si può ricostruire il timpano? "No". Panico. "No, in quanto non si può ricostruire una cosa che c'è già. Insomma non ha rotto né membrana né timpano". Ma a Esine... "Mi faccia vedere". Andiamo a prendere le carte in auto e le facciamo leggere. Il primario non commenta, dice solo, quasi rimproverando noi: "Ma non si opera nessuno, non sapete che fino all'età evolutiva i timpani si rifanno da soli? Nessuno opera...". Ma a Esine l'otorino ci ha detto che bisogna operare. "Non commento quello che dicono gli altri. Qui non si opera nessuno perché non va operato nessuno". Seccato ma cordialissimo. Legge di nuovo le carte della "collega" di Esine. Decide di approfondire con un esame audiometrico. Tutti al piano superiore, macchine sofisticate, esame approfondito. Niente, una botta all'osso che ha un nome che non ricordo, nessuna rottura. L'infermiera esulta (ma davvero). Mattia in tutto questo tempo viene chiamato sempre per nome (per nome, è un sintomo importante) come la partecipazione "umana" del personale infermieristico. Le testimonianze arrivano anche da conoscenti: questo è un porto di mare di tutta la Regione, arrivano bambini da ogni dove, prenotazioni di mesi e mesi eppure non ci hanno rimandato indietro, hanno dedicato più di un'ora, su e giù per le scale. Quando si vede che non è l'edificio che fa il servizio, ma chi ci sta dentro. Ma la dottoressa (?) di Esine che ha visto quello che non c'era, che aveva già fissato un'altra visita per oggi per fissare "l'operazione"? "Non commento", dice il primario. L'infermiera si lascia andare a giudizi un po' più pesanti. Ma se fossimo tornati a Esine Mattia verrebbe operato al timpano che è intatto. Ma che razza di "dottori" abbiamo?
lunedì 4 gennaio 2010
Timpano
Ieri sera è successo. Mattia che corre, scivola e picchia la testa sul pavimento. Picchia l'orecchio. Esce sangue. Lo portiamo al pronto soccorso di Esine, l'ospedale più vicino. Lo visitano, lui si è ripreso, parla, sembra non sentire dolore. Esce ancora sangue. Lo visita una dottoressa (giochiamo sul termine lunghissimo di otorinolaringoiatria che sillabiamo). La dottoressa è una giovane. Sembra non averne molta voglia. Magari è l'atteggiamento. Dice che il timpano è rotto (vasta lesione della membrana). Traduco: timpano? Sì, timpano. Cosa bisogna fare? "Cosa volete fare, bisogna operare". Non c'è altro rimedio? "Va beh, se volete stare lì a sperare potete anche farlo". Prescrive degli antibiotici e poi se ne va, dice che ha lasciato uno che ha avuto un ictus (e penso a quel povero diavolo e al suo ictus). Mattia osserva i corridoi, fa valutazioni sugli alberi di Natale. Si deve passare da un pediatra. E' egiziano, forse iraniano. Dice se ha avuto sintomi? Di che cosa? "Si è sentito male?". No, solo ha sentito male. Gli mette lo stetoscopio sulla schiena e davanti, a me sembra dalla parte sbagliata (la destra). Non dico niente perché sto pensando di firmare e portarlo via. Gli picchia col martelletto sulle ginocchia per vedere le reazioni (mi diranno che sono metodi da preistoria medica, cioè quella della mia generazione). Si torna al Pronto Soccorso. E' notte fonda. Via a cercare una farmacia aperta. Non "aperta", di turno, scopriremo che c'è differenza, si aspetta sul lungolago almeno un quarto d'ora. Poi arriva uno in auto. La farmacia non si apre, si parla e ci si passano certificati, medicine e soldi attraverso un "cassetto" nel muro. C'è da dire che con l'impegnativa ospedaliera non paghiamo un euro. Gratis. Ma con la convinzione che qualcosa non sia andata nel giusto modo. Domani lo portiamo a Brescia. Scopriamo che hanno prenotazioni fino a dicembre, non c'è "bollino verde" che tenga (è il segnale dell'urgenza). Riassunto: Mattia domani sapremo se ha il timpano rotto e se va operato. Scarseggiano le strutture e gli specialisti per i bambini. Si fanno solo affari sulle malattie dei vecchi. Quindi sulle mie. Mattia per essere curato deve diventare vecchio. Spero ce la faccia. Essere bambini oggi è tornato ad essere un rischio. Domani a Brescia (suppongo tutto il giorno).
domenica 3 gennaio 2010
sgabellino
Ci sono giorni nati male che finiscono bene. Come gli anni, noi guardiamo i lunari ma le nostre lune prescindono dal cielo, hanno radici nella prona terra. Mattia non ha avvertito il cambio dell'anno, il conteggio è una convenzione, lo si avverte dai bambini per i quali il tempo è tutto attaccato, il passato è troppo recente per essere remoto, il prossimo è quello che sta avvenendo. ma conservano ricordi sorprendenti di piccole cose che vanno a ritrovare nelle case già visitate, uno sgabellino di legno che uno manco si ricorda di averlo ancora in casa, una macchinina. Mattia le parcheggia a decine, in ordine perfetto, che bisognerebbe ingaggiarlo come parcheggiatore. Ma cosa volete farci, vuol fare il muratore, si è interessato quando il suo papà, che sarei sempre io, gli ha spiegato che questa fontana l'ho fatta io, che la confusione del "fare" è grande sotto il cielo, perché in effetti l'ho fatta... fare e Vilminore gli piace, ci si trova bene, vuol andare a vedere ogni angolo. Ha perfino giocato con due bambini che sarebbero (forse, adesso non fatemi fare calcoli) suoi cugini in seconda o terza o quarta. C'era un poggiolo abbattuto da qualcosa, forse un camion e si è messo a disquisire sul camionista che forse era un suo amico, perché nel ramo dell'edilizia, mica per dire, ma ha parecchie conoscenze (immaginarie). Si è divertito, al ristorante gli piace, "ma questo l'hai ordinato tu?" quasi sorpreso che arrivi tanta roba e mangia e chiacchiera ad alta voce sullo scibile umano. Si è trovato talmente bene che prima di partire ha perfino rincorso (incredibile) e baciato di sua iniziativa lo zio Pepe (quello che di nome fa proprio così). E poi in auto si è addormentato di colpo.
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